La copertura del parco minerali Ilva di Taranto e l’impatto visivo

Progetto della copertura parchi minerali Ilva, planivolumetrico pubblicato sul sito web della ditta Cimolai Spa
Progetto della copertura parchi minerali Ilva, planivolumetrico pubblicato sul sito web della ditta Cimolai Spa (www.cimolai.com)

L’indispensabile copertura del parco minerali Ilva di Taranto sarà realizzata dalla ditta Cimolai Spa di Pordenone, a diramare la notizia (una decina di giorni fa) è stato l’ufficio stampa del commissario straordinario dell’acciaieria, Enrico Bondi. La copertura del parco minerali è l’intervento più importante fra tutte le prescrizioni dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata all’Ilva. I minerali dell’Ilva, depositati all’aperto, da anni sono fonte di pericoli per la salute di tutti gli abitanti delle zone limitrofe e soprattutto del quartiere Tamburi, il rione confinante con l’acciaieria, infatti durante giornate con vento la città è sottoposta a bufere di polvere rossa. La copertura del parco minerali dell’Ilva era stata prevista già nell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata il 4 agosto del 2011, senza che però nessuno degli enti competenti si sia preoccupato di verificare se quell’Aia fosse rispettata o meno.

Progetto della copertura parchi minerali Ilva, fotorendering pubblicato sul sito web della ditta Cimolai Spa
Progetto della copertura parchi minerali Ilva, fotorendering pubblicato sul sito web della ditta Cimolai Spa (www.cimolai.com)

La gigantesca struttura avrà la forma di un hangar e a quanto pare non avrà alcuna valenza architettonica, al contrario di quello che veniva ipotizzato ed auspicato mesi fa. La precedente dirigenza Ilva aveva contattato ed incontrato progettisti di rilevanza internazionale per risolvere il complicato problema dell’impatto ambientale che avrebbe procurato una struttura lunga 0,7 km ed alta 80 m, praticamente una grande collina artificiale attaccata alla città di Taranto. Quindi non un aspetto meramente estetico ma ambientale, anzi civico. Gli architetti interpellati parteciparono attivamente proponendo validi progetti, ed alcuni di loro hanno pubblicato sul web alcune bozze progettuali, come ad esempio lo Studio Zoppini che prevedeva un parco sul parco, un parco della ricerca sostenibile realizzato sulla copertura del parco minerali, una struttura, nella quale avrebbero potuto essere collocati impianti eolici e fotovoltaici. In poche parole un vera e propria speranza di rinascita urbanistica per Taranto.

Progetto Studio Zoppini
Progetto Studio Zoppini – il parco sul parco. Fotorendering pubblicato sul sito web www.studiozoppini.it

Sicuramente per la fretta o per paura di altre grane giudiziarie sono state abbandonate le suddette proposte ed Enrico Bondi, per conto dell’Ilva, in alternativa ha preferito per la copertura dell’inquietante parco minerali un elementare e banale involucro che certamente non risolverà l’impatto visivo. L’aspetto “curioso” è che per la costruzione di questa maestosa infrastruttura è stata incaricata la famosa ditta Cimolai Spa, impegnata nella realizzazione di grandi opere civili architettonicamente rilevanti tra cui: le paratoie per il raddoppio del Canale di Panama, l’hub del World Trade Center a New York, la Torre Intesa San Paolo a Torino, la copertura a protezione della centrale nucleare di Chernobyl, le paratoie del Mose a Venezia, lo stadio di Brasilia per i prossimi campionati mondiali di calcio e il nuovo molo C dell’aeroporto di Fiumicino.

Progetto Studio Zoppini - il parco sul parco. Sezione schematica del progetto pubblicata sul sito web www.studiozoppini.it
Progetto Studio Zoppini – il parco sul parco. Sezione schematica del progetto pubblicata sul sito web www.studiozoppini.it

Una responsabile e motivata preoccupazione da parte del neo presidente dell’ordine degli architetti di Taranto, Massimo Prontera, ha suscitato un vespaio di polemiche a livello nazionale, su Il Sole 24 Ore del 21 novembre si scriveva: “a Taranto c’è un clima a dir poco bizzarro. Il presidente dell’ordine degli architetti della città, in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, contesta il progetto di copertura dei parchi minerali“.
Come se ormai in quella città non si volesse far altro che ostacolare qualsiasi intervento atto a far ripartire l’industria nazionale: è mai possibile che i cittadini si lamentino per la mancanza della copertura e poi ne ostacolino la costruzione?
Forse è troppo comodo e riduttivo commentare addossando le responsabilità ai tarantini, piuttosto c’è da chiedersi perché la città di Taranto non debba essere curata con il rispetto che merita. Come i diversi specialisti in medicina si consultano per curare un grave male, nello stesso modo si dovrebbe agire in urbanistica per curare una città pesantemente malata, vedendo impegnate diverse figure di esperti in economia, ingegneria, architettura etc. Comunque ci si deve confrontare poi se l’unica soluzione è quella drastica si dovrà accettare senza polemiche superflue.

Piazzare in città una costruzione lunga quasi un chilometro ed alta come un palazzo di 26 piani non è un’operazione usuale pertanto è opportuno e necessario valutare ogni “controindicazione”, il presidente dell’ordine degli architetti ha fatto bene a non restare in disparte, è suo diritto e dovere esprimere pareri di carattere urbanistico.

Comunque speriamo almeno che la ditta appaltatrice mimetizzi la copertura con colori vegetali e non con il colore rosso minerale adottato per le illustrazioni.

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